Medicina difensiva. Ridurre il contenzioso o gli errori medici?

Medicina difensiva. Ridurre il contenzioso o gli errori medici?

Medicina difensiva. Ridurre il contenzioso o gli errori medici?

Gentile Direttore,
ho letto con interesse l’intervista all’ onorevole Gelli e all rappresentante di Cittadinanzattiva Aceti. Ho letto le dichiarazioni del Dott Piazza sui bisturi spuntati (anche se in realtà credo che lui avesse in mente I robot DaVinci) e ho visto il servizio sulle Iene con l’intervista al sorprendente direttore del collegio dei chirurghi Forestieri. Faccio il chirurgo (chirurgia epatobiliopancreatica) negli Stati Uniti, il paese più litigioso al mondo in campo sanitario.
 
Ho già espresso le mie perplessità in un intervento precedente su Quotidiano Sanità. La cosa sorprendente è che il legislatore per legge vuole rendere più “sereno” il lavoro del medico. Ma non si affronta invece il problema più importante che non è ridurre le cause civili e penali, ma ridurre (perche eliminare è impossibile) il numero delle complicazioni e decessi in seguito a prestazioni terapeutiche. La maggior parte dei disastri di cui si parla spesso sono dovuti a procedure invasive effettuate male, in ritardo o non effettuate affatto quando invece dovevano essere eseguite. Qual è la ragione di tutto ciò. Scarsa organizzazione e training scadente. I soldi in Italia ci sono ma vengono spesi male.
 
Andiamo per punti. Come già scritto in precedenza il training dei chirurghi in Italia è pessimo. Forestieri e Piazza in quanto leader ed “anziani” sono tra i esponsabili di tutto questo. Sta a loro insegnare in maniera costruttiva ai giovani laureati come operare. Qui non conta se si è ospedalieri o universitari.
Il numero degli interventi eseguiti in prima persona in Italia durante la specialità è semplicimente ridicolo come è ridicola la tipologia di interventi affidata allo specializzando. Nel mio breve periodo in Italia destavo scandalo quando facevo operare in prima persona lo specializzando, stando io dall’altra parte del tavolo anche in interventi complessi. Questa pratica che è routine negli USA è rarissima in Italia.

Ora se il giovane chirurgo esce impreparato perchè dovrebbe eseguire interventi rischiosi, soprattutto se pagato pochissimo? In molte occasioni nella vita si valutano i rischi e i benefici delle proprie azioni e qui vengono in ballo i sindacati. Io facevo trapianti di fegato (un intervento che definirei abbastanza complesso) a 20 euro lordi l’ora. Nello stesso ospedale un collega eseguiva nella sala accanto una colecisti in libera professione a 3.000 o più (tremila euro). 5 ore=100 euro. Mezz’ora 3.000. Questo scempio è concesso nel nostro paese. Ma i sindacati non hanno nulla da ridire su un sistema così marcio. Per loro lo stipendio va aumentato in base all’anzianità e non alle effective capacità individuale. Il concetto di stipendio uguale per tutti andrebbe cancellato completamente.

Andando ai processi organizzativi. Gli interventi complessi e non frequenti dovrebbero essere eseguiti in centri ad alto volume o in centri a basso volume che possano dimostrare di avere gli stessi risultati di quelli ad alto volume. Senza una dimostrazione dei propri risultati è assolutamente non etico sottoporre i propri malati a rischi aggiuntivi senza benefici. In Italia ai malati spesso vengono citati i risultati dei grandi centri non la propria esperienza diretta. Un chirurgo spesso con preparazione marginale si avventura in interventi complessi solo per dire che effettua certe prestazioni. Questo dovrebbe essere impedito.
 
Questi sono alcuni degli aspetti fondamentali che andrebbero affrontati invece di concentrarsi su come evitare denunce, etc. Ho scritto questi concetti all’Onorevole Gelli senza però avere risposta.
 
Infine spiego come pratico la mia medicina difensiva. Tutto parte da un training adeguato ricevuto negli USA (oltre 2.000 intereventi in prima persona compresi i più complessi). Rispettare ed essere umile e disponibile con i miei pazienti e i loro cari e trattarli come fossero miei familiari (questo prima e non dopo l’insorgere di complicazioni, che capitano anche a me). Per fare ciò 48 ore a settimana non bastano.
 
Gregorio Maldini
Chirurgo
Honolulu (Usa)

30 Gennaio 2016

© Riproduzione riservata

La medicina tecnologica malata di tecnologia
La medicina tecnologica malata di tecnologia

Gentile Direttore,la tecnologia permette di guarire e curare meglio molti malati con terapie impensabili fino a qualche decennio fa. Nello stesso tempo può rendere malate molte persone sane o con...

Tempo di bilancio: questo l’infausto costo del personale della ricerca sanitaria
Tempo di bilancio: questo l’infausto costo del personale della ricerca sanitaria

Gentile Direttore, mentre nelle aule parlamentari si discute di capitoli di spesa, decimali di PIL e tabelle contabili della Manovra 2027, c’è un comparto del nostro Servizio Sanitario Nazionale che...

Teleradiologia, innovare sì. Ma senza scorciatoie sulla sicurezza delle cure
Teleradiologia, innovare sì. Ma senza scorciatoie sulla sicurezza delle cure

Gentile Direttore, il 15 ottobre si è conclusa la consultazione promossa da Agenas sulla bozza del “Documento di Indirizzo per lo sviluppo e la gestione della Teleradiologia”. Un’iniziativa importante, che...

Case della Comunità, la sfida della diagnosi tra nuovi accessi e rischio di ritardi
Case della Comunità, la sfida della diagnosi tra nuovi accessi e rischio di ritardi

Gentile Direttore, il dibattito sulle Case della Comunità (CdC) si concentra su dotazioni, standard e personale, mentre resta in ombra un problema che tocca da vicino il medico di MG,...